Cucinare, insegnare e guidare: il ruolo dello chef si misura anche nell’esempio quotidiano e nell’ambiente in cui crescono le persone.
Dopo la Giornata internazionale degli chef: che cosa significa essere chef oggi
Edizione originale inglese: 21 ottobre 2025.
LEADERSHIP E CULTURA DELLA CUCINA
La Giornata internazionale degli chef è un’occasione per celebrare la professione e chiedersi che cosa essa richieda oggi: capacità di cucinare, ma anche di insegnare, guidare e custodire gli ambienti in cui le persone imparano.
Ho pubblicato questa riflessione il 21 ottobre 2025, il giorno dopo la ricorrenza. Desideravo che non restasse soltanto un messaggio di congratulazioni, ma uno spazio per pensare a che cosa significhi essere chef oggi.
Per me la cucina è sempre stata più di un luogo di lavoro: un’aula, un palcoscenico e, a volte, uno specchio. Ogni servizio, nuovo piatto e conversazione con un giovane cuoco rivela qualcosa dei nostri standard, della nostra pazienza e dell’esempio che scegliamo di dare.
Cucinare oltre il piatto

La tecnica rimane essenziale. Uno chef deve conoscere ingredienti, calore, tempi, organizzazione e costanza. Il suo ruolo, però, prosegue oltre il momento in cui il piatto raggiunge il pass.
Le cucine contemporanee chiedono di collegare identità del cibo, aspettative degli ospiti, benessere e crescita del team, disciplina operativa, consapevolezza dei costi e rispetto dei prodotti. La creatività conta, ma senza responsabilità non è leadership.
Per questo credo che gli chef più solidi si riconoscano anche da ciò che aiutano gli altri a comprendere e ripetere, oltre a ciò che sanno realizzare personalmente.
La curiosità come disciplina professionale
Il tema ufficiale della Giornata internazionale degli chef 2025, Food Explorers, invitava i bambini a scoprire ingredienti, cucina e pratiche alimentari sostenibili. È un’idea vicina alla mia esperienza.
La curiosità viene spesso considerata un tratto creativo. In cucina è anche una disciplina: chiedersi da dove provenga un ingrediente, perché una preparazione funzioni, come un’altra cultura utilizzi lo stesso prodotto e che cosa si possa imparare prima di decidere di cambiarlo.
Senza curiosità, il lavoro diventa meccanico. Con essa, anche un piatto semplice può insegnare geografia, memoria, tecnica e rispetto.
Insegnare attraverso il gusto
Al resort abbiamo celebrato la giornata con un’attività di decorazione di cupcake per i bambini. C’erano risate, un po’ di caos e quella concentrazione inconfondibile che compare quando un bambino capisce che un’idea può diventare qualcosa di concreto.
Abbiamo parlato di colore, consistenza ed equilibrio. Era un gioco, ma conteneva una lezione seria: il cibo può insegnare a osservare. Un bambino che riconosce le differenze tra gli ingredienti comincia già a porre domande migliori su ciò che mangia e su come viene preparato.
Quando hanno mostrato orgogliosi il proprio lavoro ai genitori, il valore dell’attività era evidente. L’insegnamento può cominciare dal permesso di toccare, assaggiare, creare ed essere curiosi, prima di una lezione formale.
Uno chef insegna molto prima di tenere una lezione. Il modo in cui prepariamo, correggiamo, ascoltiamo e rispondiamo sotto pressione è già un insegnamento. — Cristian Marino
Una leadership che il team può vedere

Cucinare con consapevolezza significa prendersi cura del cibo, degli altri e di sé. — Cristian Marino
In una brigata, le persone imparano continuamente dai comportamenti che osservano. Notano se lo chef arriva preparato, se gli standard cambiano con l’umore, se gli errori vengono corretti con chiarezza o umiliazione e se la pressione diventa una giustificazione del disordine.
È qui che la leadership si rende visibile, attraverso esempio e presenza. Una cucina ben guidata ha bisogno sia di disciplina sia di empatia, senza affidarsi al volume della voce o al controllo fine a sé stesso.
I giovani chef hanno inoltre bisogno di sviluppare giudizio. Le sole istruzioni insegnano a riprodurre un compito; spiegarne le ragioni aiuta a comprendere il mestiere.
Lo chef contemporaneo come interprete
Uno chef mette in relazione mondi diversi: produttore e ospite, tradizione e innovazione, creatività ed esecuzione, talento individuale e costanza collettiva. In un resort internazionale attraversa ogni giorno anche lingue e culture.
La responsabilità è creare chiarezza sufficiente perché persone diverse lavorino verso lo stesso standard, continuando a portare in cucina la propria esperienza. Non occorre cancellare le differenze.
È una delle dimensioni più significative della professione. Il cibo diventa una lingua comune, mentre la leadership determina se il dialogo sarà rispettoso, coerente e degno di continuare.
Un messaggio che continua dopo la data
Questa riflessione è arrivata il giorno dopo la Giornata internazionale degli chef, ma la responsabilità descritta appartiene a tutti i giorni. Cucinando, insegnando, correggendo, ascoltando e creando, influenziamo il modo in cui un’altra persona comprende il mestiere.
Possiamo contribuire al ricordo di un ospite, alla curiosità di un bambino o all’idea di leadership di un giovane cuoco. Merita di essere celebrato e preso sul serio.
Dalle Maldive alla comunità gastronomica internazionale: cucinare per oggi, insegnare per domani.
Cristian Marino
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Traduzione italiana realizzata con assistenza dell’intelligenza artificiale a partire dall’originale inglese, testo di riferimento editoriale. Consulta i criteri di traduzione.